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STRONATI: NEL LAVORO EMERGE LA DISTINTIVITA’ COOPERATIVA

STRONATI: NEL LAVORO EMERGE LA DISTINTIVITA’ COOPERATIVA

Il presidente nazionale di Confcooperative Lavoro e Servizi al convegno di Confcoop Reggio Emilia

Categorie: Lavoro e Servizi

Tags: Confcooperative,   Massimo Stronati

 Nell’intervento al convegno “Cooperazione: il valore del lavoro” organizzato da Confcooperative Reggio Emilia il 24 giugno il presidente nazionale di Confcooperative Lavoro e Servizi, Massimo Stronati, ha ribadito il concetto caro alla nuova stagione della Federazione che presiede, porre il lavoro al centro. 

A partire da una riflessione sul peso del lavoro nella cooperazione e sui numeri significativi delle cooperative di lavoro nell’economia del movimento intero, ha posto provocatoriamente, ma anche in modo propositivo, l’accento su una domanda: “Quanta cooperazione c’è nel mondo del lavoro?” Conosciamo bene il travagliato rapporto tra mercato pubblico e privato, in cui giorno dopo giorno ci si domanda se taluni “trucchi legalizzati” – a spese in primis della qualità del lavoro - avranno fine in una nuova declinazione del Codice dei Contratti che riduca il numero di stazioni appaltanti, pur non avendo ancora chiari obiettivi ed orizzonti. Altrettanto nebulosa è l’interpretazione che si rinnova quotidianamente dello “sblocca cantieri” o del futuro di Consip. 

In un siffatto scenario, il Presidente di Confcooperative Lavoro e Servizi ha preferito riportare l’attenzione sulla necessità di “investire sulla qualità di un lavoro giusto in cooperativa!”. L’outsourcing alle cooperative, attualmente oggetto di preoccupazioni e di tentativi di regolamentazioni - non possiamo dimenticare che fu stimolato negli Anni Settanta innanzitutto da una ragione: la maggiore qualità fornita da cooperative che possedevano competenze specialistiche. Certamente, accanto a ciò, si poneva l’opportunità di ridurre i costi di alcuni servizi, affidandoli a soggetti in grado fare economie di scala, così come di aumentare la flessibilità del lavoro. 

E dunque: “Dobbiamo lavorare per far emergere nuovamente la distintività positiva della cooperazione nei diversi settori”, ha affermato Stronati. “La nostra è una cooperazione che conta su 5000 imprese, armate di competenze e volontà di lavoratori e di imprenditori, che apportano il loro stesso lavoro in cooperativa. Ma come stanno davvero? Come vivono questa crisi che, come un’onda lunghissima, va sempre più assumendo l’aspetto di un assestamento non reversibile? La nostra cooperazione ha forse perso l’anima, come ci accusava Bruno Trentin?” Da questo pensiero prende le mosse l’azione della Federazione. Dalla consapevolezza che solo portando conoscenza, introducendo innovazione, favorendo azioni di sistema e di aggregazione, potremo garantire quell’”anima” alle nostre cooperative di lavoro e di servizi: un’adeguata prestazione mutualistica, ovvero una retribuzione quantitativamente e qualitativamente adeguata, la stabilità del posto di lavoro e la “competitività competente” sul mercato. E ancora non basta! Se davvero vogliamo mantenere un approccio prospettico, oltre a tenere d’occhio chi siamo e da dove veniamo, dobbiamo guardare a dove andiamo, dobbiamo garantire quegli obiettivi di qualità del lavoro ed imprenditoriale anche per le generazioni successive di soci lavoratori, per esempio attraverso quella che è una caratteristica storica della nostra cooperazione: l’accantonamento intergenerazionale degli utili non redistribuiti, accanto ad un investimento condiviso in maniera “assembleare” tra i soci delle nostre cooperative su un’innovazione sostenibile. 

La Confcooperative Lavoro e Servizi si è data, pertanto, da un lato il compito di offrire visibilità alle best practices rintracciabili e concretamente praticate all’interno del proprio movimento, ma anche di farne emergere l’apprezzamento da parte degli stakeholders, non ultime le organizzazioni di rappresentanza sindacale che Stronati chiama in causa. “La nostra Federazione presidia i tavoli di contrattazione nazionale di ben nove diversi contratti. Un impegno enorme, sfidante, rischioso. Questo è il tempo di una nuova alleanza per il lavoro, che ci consenta un dialogo coeso con le stazioni appaltanti e con chi norma gli appalti stessi. La logica del massimo ribasso, meglio o peggio ammantata di vesti più eleganti, non può conciliarsi con il nostro modo di fare impresa e di porre la cooperazione al centro del lavoro. 

I nostri riferimenti valoriali – sin dai principi dei Probi Pionieri di Rochdale – non risiedono nell’essere meno efficienti ed efficaci delle imprese business oriented, ma nella diversa destinazione del profitto, non ai fini di una speculazione privata (l’art. 45 della Costituzione ci è faro), ma a favore del rafforzamento della qualità e della sostenibilità nel tempo del lavoro”. “Vogliamo creare nuovo lavoro dal lavoro! Non ci appassionano le variopinte misure di reddito assistenzialistico. Vedere un potenziale dignitoso e di qualità dentro al nostro movimento e non avere ancora strumenti adeguati – innanzitutto un importante investimento legislativo in materia di costo del lavoro - per rafforzare questa cooperazione vera, ogni istante di più sarebbe per noi insopportabile! 

Crediamo nella forza di un modello che sa tenere insieme passato e futuro: la proprietà imprenditoriale del lavoratore possiede caratteristiche specifiche in termini di sostenibilità occupazionale, di democrazia economica, di sviluppo della conoscenza, di inclusione sociale e di sviluppo del territorio e della comunità su cui insiste, che ne giustificano la richiesta di investimento. Siamo discriminatori positivi: dispieghiamo azioni che agevolino la vocazione delle nostre cooperative ad assumere e coinvolgere target fragili!  

I giovani competenti ma in attesa di primo impiego, le donne uscite dal mondo del lavoro per anni per maternità, i lavoratori senior portatori di conoscenze da imprese vittime di crisi aziendali e via discorrendo, sono i nostri soci lavoratori preferiti, perché aggiungono valore umano e professionale alle nostre imprese.” E, dunque, portiamo tutti insieme anche nel lavoro una migliore conoscenza della cooperazione. Come nel mito della caverna di Platone, ciò che i media narrano della nostra cooperazione è ancora solo una pallida immagine della realtà cooperativa di lavoro. Alla sempre più marcata terziarizzazione della nostra economia, non è corrisposta un’evoluzione delle politiche di supporto che abbia sostenuto nel nostro tessuto imprenditoriale il ruolo strategico dei servizi forniti dalle cooperative, dell’innovazione immateriale (e non solo tecnologica), del miglioramento continuo della qualità del nostro capitale umano. 

“Su tutti questi assets strategici indispensabili scommette Confcooperative Lavoro e Servizi – ha affermato con forza il Presidente Stronati – perché vogliamo restituire alle nostre cooperative il ruolo di protagoniste (anche attraverso la nostra piattaforma Netcoop) di un’evoluzione culturale, che coinvolga non solo le nostre imprese, ma anche le istituzioni, i consumatori, e che riporti alla ribalta in modo innovativo una rete che può restituire al Paese competitività con un valore aggiunto: il lavoro al centro!”

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