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SOCI LAVORATORI INCLUSI NEL CONTEGGIO PER IL LIMITE DIMENSIONALE EX ART.18

Il commento ad una interessante sentenza in materia cooperativa della Corte di Cassazione

Categorie: Lavoro e Previdenza

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Forniamo un commento ad una interessante sentenza in materia cooperativa della Corte di Cassazione, la n. 6947 dell’11 marzo 2019 che, riformando una sentenza della Corte di Appello di Palermo, ha affermato che nel computo dimensionale previsto dall’articolo 18 della legge 300/70 vanno compresi anche i soci lavoratori che, dopo il rapporto associativo, hanno acquisito la qualificazione di lavoratori subordinati, secondo quanto previsto dalla legge n. 142/2001. 

Il caso trae origine da una sentenza del Tribunale che, calcolando il numero dei dipendenti utili alla soglia di applicabilità dell’art. 18, aveva incluso nel conteggio anche i soci lavoratori di cooperativa, proprio in virtù del rapporto di lavoro subordinato che si instaura con la cooperativa. 

Tale orientamento era stato però ribaltato dalla Corte d’appello, che non aveva ritenuto applicabile l’art. 18, non ritenendo corretta l’inclusione dei soci lavoratori nel computo del limite dimensionale richiesto. 

La Cassazione ha invece riformato la decisione stabilendo che la prestazione di lavoro dei soci unitamente al vincolo associativo, li faccia automaticamente includere nel conteggio del numero dei dipendenti utili per rendere applicabile l’art. 18, secondo quanto previsto dalla legge 142/2001, che ha reso il rapporto di lavoro subordinato non più un mero adempimento del contratto sociale bensì un rapporto ulteriore con una sua autonomia, tale da rendere ad esso applicati gli istituti e le discipline proprie del lavoro subordinato.

La sentenza di cassazione fa anche riferimento, a consolidamento della tesi, alla sentenza n. 17989 del 9 luglio 2018, in cui si stabilisce che “ Il rapporto di lavoro del socio lavoratore di cooperativa è assistito dalla garanzia di stabilità, poiché, in caso di licenziamento, la maggiore onerosità per il conseguimento della tutela restitutoria, legata, oltre che all'impugnativa del licenziamento stesso, anche alla tempestiva opposizione alla contestuale delibera di esclusione, non può, di per sé, definirsi equivalente ad una condizione di "metus" caratterizzante lo svolgimento del rapporto lavorativo, tale da indurre il socio lavoratore a non esercitare i propri diritti per timore di perdere il posto di lavoro; ne consegue il decorso della prescrizione in costanza di rapporto”. 

Secondo la Suprema Corte, dunque, qualora si debba determinare e calcolare il numero dei lavoratori occupati in società cooperative ai fini dell’applicazione della legge 300/70 art. 18, si dovranno calcolare, unitamente ai lavoratori dipendenti, anche i soci lavoratori. 

Probabilmente, anche solo per prudenza, la prassi di molte cooperative ora è già questa. Di fatto con la Legge 142 le cooperative hanno potuto utilizzare pienamente i benefici tipici del lavoro subordinato (si pensi ad esempio alla possibilità di avere soci apprendisti).

È abbastanza evidente che il rapporto subordinato dei soci debba valere anche per quelle situazioni o istituti meno favorevoli alla cooperativa. A queste brevi riflessioni dobbiamo aggiungere che la normativa prevede i casi in cui i soci lavoratori non vengono considerati alla stregua dei “normali” lavoratori subordinati. Un esempio per tutti è quello dell’esclusione dal computo ai fini delle assunzioni obbligatorie dei disabili.

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