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AUTORIZZAZIONE AMMINISTRATIVA AI SENSI DELL’ARTICOLO 4, COMMA 1, DELLA LEGGE N. 300/1970

Pubblicata la risposta del Ministero del Lavoro all’interpello n 3/2019

Categorie: Lavoro e Previdenza

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È stata pubblicata la risposta del Ministero del Lavoro all’interpello n. 3/2019, in merito alla configurabilità della fattispecie del silenzio assenso con riferimento alla richiesta di autorizzazione all’installazione ed utilizzo degli impianti audiovisivi e degli altri strumenti di cui all’attuale articolo 4, comma 1, della legge 300/70, in relazione a quanto previsto dalla legge n. 241/1990, che dispone che il silenzio dell’amministrazione competente equivalga ad accoglimento della domanda.

Più in particolare, è stato chiesto se il silenzio dell’organo amministrativo adito, in relazione all’istanza di autorizzazione, possa essere considerato un assenso tacito all’istanza medesima, in virtù del quale l’impresa possa procedere all’installazione degli impianti richiesti.

Il Ministero, ripercorrendo la norma contenuta nell’art. 4, comma 2, della legge 300/70, sottolinea come l’intento della stessa sia quella di permettere al lavoratore di effettuare la propria prestazione tutelando la propria dignità e riservatezza, ma al contempo rispettando le esigenze datoriali.

Per espressa previsione del secondo comma dell’articolo 4 della citata legge n. 300 del 1970, sono esclusi dall’ambito applicativo del primo comma del medesimo articolo gli strumenti utilizzati dal lavoratore per rendere la prestazione lavorativa e gli strumenti di registrazione degli accessi e delle presenze. Il terzo comma stabilisce, invece, l’utilizzabilità delle informazioni raccolte per tutti i fini connessi al rapporto di lavoro a condizione che sia data al lavoratore adeguata informazione delle modalità d’uso degli strumenti e di effettuazione dei controlli e nel rispetto delle previsioni del decreto legislativo n. 196 del 2003 (Codice in materia di protezione dei dati personali). 

Si rende pertanto necessario, almeno in prima battuta, un tentativo di accordo tra la parte datoriale e le rappresentanze sindacali circa la possibilità di impiego degli impianti e degli altri strumenti che consentano anche il controllo dell’attività dei lavoratori; qualora però non si raggiunga una intesa, e vi sia quindi l’assenza di un accordo, l’installazione è subordinata all’autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. 

Il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto inoltre più volte per regolare, con provvedimenti e linee guida, tale fattispecie, in considerazione della stretta interazione tra l’articolo 4 della legge n. 300 e la normativa in materia di protezione dei dati personali.

In seguito a queste considerazioni, il Ministero ritiene che la formulazione dell’articolo 4, primo comma, della legge n. 300/70 non consenta la possibilità di installazione ed utilizzo degli impianti di controllo in assenza di un atto espresso di autorizzazione, sia esso di carattere negoziale (l’accordo sindacale) o amministrativo (il provvedimento); il parere viene rafforzato anche dalla giurisprudenza, che in una delle ultime recenti sentenze di Cassazione (Cass. pen. n. 22148/2017) ha affermato che “la diseguaglianza di fatto e quindi l’indiscutibile e maggiore forza economico-sociale dell’imprenditore, rispetto a quella del lavoratore, dà conto della ragione per la quale la procedura codeterminativa sia da ritenersi inderogabile, potendo alternativamente essere sostituita dall’autorizzazione della direzione territoriale del lavoro”.

Alla luce di quanto evidenziato non è quindi configurabile l’istituto del silenzio-assenso, essendo espressamente necessaria l’emanazione di un provvedimento espresso di accoglimento ovvero di rigetto della relativa istanza.

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