E’ stabile, ma con qualche segnale di ripresa, la situazione che caratterizza le imprese aderenti a Confcooperative di Reggio.
Lo evidenzia la quarta nota congiunturale dell’organizzazione, dalla quale emerge che il portafoglio ordine è stabile con lievi previsioni di crescita, anche se si rileva la tendenza alla crescita delle imprese che non sono in grado di formulare previsioni nel medio periodo (14,3%), con una punta particolarmente rilevante nell’ambito dei servizi sociali (43,7%): una incertezza evidente, legata in gran parte a quelle che potranno essere le conseguenze della manovra finanziaria nazionale a livello locale.
Buona la situazione finanziaria delle cooperative di Confcooperative, che nel 72% dei casi dichiarano di non avere particolari difficoltà finanziarie, mentre contemporaneamente cresce la quota (dal 91,8 al 96%) rispetto all’indagine precedente di quante non segnalano situazioni di crisi o di sospensioni dal lavoro.
Si riduce nel frattempo il numero delle imprese che denunciano situazioni di morosità nei pagamenti (dal 6,2 al 4%, ,a aumenta nel contempo la quota di quante denunciano ritardi, che passa dal 43,7 al 46,9%, e a guidare la classifica (contrariamente a quanto ci si attenderebbe in una situazione di ripresa delle quotazioni del parmigiano-reggiano) sono quelle agroalimentari, con un 66,6%, mentre i ritardi scendono per quelle di lavoro e servizi (dal 58,3 al 46,1%) e aumentano per quelle sociali (dal 44,4 al 50%).
Per quanto riguarda l’occupazione la situazione appare di sostanziale stabilità: a definirla tale è infatti il 97,9% delle imprese, dei cui 14.440 occupati solo 105 risultavano in Cigo o in Cigs a fine 2009.
Un quadro – sottolinea Confcooperative che conferma la capacità della cooperazione di reggere alla crisi meglio di altre imprese, ma per due settori, in particolare, vi sono ancora elementi di preoccupazione: la logistica, ad esempio, continua a scontrarsi con fenomeni di irregolarità e dumping contrattuale che nel primo quadrimestre 2010 hanno portato ad un aumento dei lavoratori interessati dagli ammortizzatori sociali e delle imprese interessate da flessioni dei prezzi di vendita. Non vi sono diminuzioni di occupati, ma la sofferenza c’è, così come la si riscontra nelle cooperative sociali a proposito dei prezzi di vendita di beni e servizi, dove si è più che dimezzata (giungendo al 12,5%) la quota delle imprese che hanno potuto applicare aumenti”.
Per quanto riguarda la tendenza agli investimenti, nel breve periodo prevale la stazionarietà (85,7%), mentre si alza la quota (dal 4,2 al 16,3%) delle cooperative che li prevedono in aumento nel medio periodo e si dimezza la percentuale (dal 21,3 al 10,2%) di quante li prevedono in diminuzione.