leNOTIZIE

I RISULTATI DELL’INDAGINE CONGIUNTURALE DI CONFCOOPERATIVE

I RISULTATI DELL’INDAGINE CONGIUNTURALE DI CONFCOOPERATIVE

Categorie: Dalla Confcooperative

Tags: Confcooperative,   congiunturale

Sono stati resi noti, nei giorni scorsi, i risultati della periodica indagine congiunturale di Confcooperative, condotta nel mese di gennaio 2023 su un panel di imprese associate.

I due aspetti più interessanti riguardano da una parte il fatturato, previsto in calo nel prossimo trimestre per 1 cooperativa su 3 fatturato e dall’altra il problema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro.

“Con riferimento all’andamento atteso del volume d’affari – si legge nel report - prevalgono le indicazioni stazionarie in tutti settori. Tuttavia, il saldo atteso dovrebbe mantenere il segno positivo nella cooperazione di consumo e distribuzione e, in misura minore, in quella sociale e sanitaria (dove è atteso, in alcuni ambiti, un adeguamento dell’importo delle rette). Meno favorevoli sono le indicazioni registrate nell’agroalimentare, nei servizi (non sociali e non sanitari) e, soprattutto, nell’industria e costruzioni”

In quest’ultimo ambito produttivo, a fronte del 60% delle cooperative che non prevede variazioni significative del fatturato per i prossimi mesi, il 30% ha espresso aspettative di flessione del fatturato, rispetto al 10% che, invece, attende un incremento del volume dei ricavi. Le prevalenza di indicazioni di stazionarietà trova riflesso nella prospettiva di consolidare il presidio delle attività e del mercato di riferimento delle cooperative. Sebbene lo scenario non sia privo di incertezze e di incognite, l’84% delle cooperative, prevede, infatti, un consolidamento e anche, sebbene in misura inferiore, un rafforzamento e una espansione delle attività.

Per il restante 16% delle aderenti, invece, la prospettiva è il ridimensionamento delle attività, in alcuni casi con ricadute sui livelli occupazionali e con il rischio di continuità aziendale. Nel complesso il 64% delle cooperative ha segnalato il consolidamento delle attività in essere. Il 20% ha indicato il rafforzamento e l’espansione delle attività della cooperativa (anche attraverso processi di fusione, o la realizzazione di alleanze strategiche, o ancora l’adesione a forme organizzative allargate). Nella prospettiva del ridimensionamento, il 5% degli intervistati prevede una riduzione delle attività senza ricadute occupazionali. Il 10% delinea un ridimensionamento della cooperativa con ricadute occupazionali. Infine, l’1% segnala il rischio di continuità aziendale con la prospettiva concreta della liquidazione del sodalizio.

Nell’ambito della valutazione del posizionamento competitivo, l’85,5% delle cooperative ha valutato come invariata la posizione concorrenziale della cooperativa nel nell’ultima parte del 2022. Sebbene per la maggioranza assoluta delle cooperative la percezione del posizionamento competitivo nel mercato di riferimento sia, di fatto, stabile ed invariata rispetto al semestre precedente, prevalgono ancora, seppure di stretta misura, i giudizi negativi rispetto a quelli positivi. Si attesta, infatti, su livelli maggiori la quota di chi ha definito peggiorata la posizione concorrenziale della cooperativa, l’8,1% (la quota raggiungeva il 9,1% a luglio 2022), rispetto a chi, invece, ha giudicato migliore il posizionamento competitivo nel semestre trascorso, il 6,5% (la quota non superava il 5,6% a luglio 2022).

Sul fronte del personale, il mismatch tra domanda e offerta di lavoro per le cooperative aderenti resta il principale ostacolo alla crescita aziendale. Sebbene nell’ultimo semestre si sia registrato un lieve decremento nella quota di cooperative che ha segnalato almeno un fattore negativo che ostacola la produzione e o la fornitura di servizi (dall’80% al 77,1%). il livello resta sempre  preoccupante. In particolare, tra le cooperative che hanno lamentato ostacoli alle attività, il 40,3% ha segnalato la difficoltà a reperire manodopera qualificata e specializzata (quota percentuale pressoché identica a quella rilevata a luglio 2022, pari al 40,3%, ma in forte crescita rispetto al 34,4% di febbraio 2022 e, soprattutto, rispetto al 18,3% di giugno 2021), consola poco sapere che tra le altre forme di impresa questo problema è segnalato da oltre il 45% delle aziende. 

"Quello che il nostro Paese sta vivendo - sottolinea il presidente di Confcooperative, Maurizio Gardini - è un paradosso che non possiamo continuare ad alimentare: l’economia mostra segnali di tenuta, le aziende vogliono assumere, ma mancano all’appello oltre centinaia di migliaia di profili professionali adeguati alla richiesta. Una mancanza di profili che brucia almeno 1% di Pil. Un disallineamentobtr domanda e offerta di lavoro che stride in un paese con 3,3 mln di Neet e 2,7 mln di disoccupati. È evidente che politiche attive e formazione vanno profondamente riviste".                                                                                                                                    

Il 35,8% ha segnalato gli impedimenti burocratici e il caos normativo. A seguire, tra gli altri fattori che ostacolano il percorso delle cooperative, si registrano l’incertezza e la confusione (con il 25,2%), la scarsa liquidità (con il 16,8%, quota in crescita rispetto a quella rilevata nell’indagine precedente), l’insufficienza della domanda e la crisi sistemica (con l’11,3%), l’insufficienza degli impianti (con il 2,3%), i costi energetici (con l’1,9%), gli eventi metereologici avversi (con l’1%), la scarsità di fattori di produzione (con lo 0,3%), e altri fattori, prevalentemente di natura esogena (con l’1,9%).

Il tuo nome
Il tuo indirizzo e-mail
Oggetto
Inserisci il tuo messaggio ...
x