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PRESTITI AI DIPENDENTI - PRECISAZIONI DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE

Categorie: Area Sindacale e Giuslavoristica

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L’Agenzia delle entrate, con la risoluzione n. 44/E del 25-7-2023, torna sul tema della tassazione agevolata dei prestiti erogati ai dipendenti come previsto dall’articolo 51 comma 4 lettera b) del Tuir 1.

Come di consueto in questi casi, l’Agenzia fornisce un ampio quadro normativo che i cultori della materia possono trovare nel testo (la circolare del Ministero delle finanze 23-12-1997 n. 326 costituisce ancora un riferimento).

Ai fini della presente è utile richiamare la norma in base alla quale costituiscono redditi di lavoro dipendente, non soltanto le somme e i valori che il datore di lavoro corrisponde direttamente ma anche le somme e i valori che, in relazione al rapporto di lavoro, sono erogate da soggetti terzi rispetto a tale rapporto (principio di onnicomprensività) 2.

Sul punto, già la circolare n. 326/1997 aveva previsto …tra il sostituto d'imposta e il terzo erogatore o il dipendente sarà obbligatorio un sistema di comunicazioni che consenta di assoggettare correttamente a tassazione il totale reddito di lavoro dipendente corrisposto. Si pensi, ad esempio, al datore di lavoro che stipula una convenzione con un istituto di credito affinché vengano concessi prestiti a tassi agevolati ai propri dipendenti, con o senza oneri a carico del datore di lavoro stesso. In questa ipotesi, il compenso in natura costituito dal 50% della differenza tra gli interessi calcolati al tasso ufficiale di sconto vigente al momento della concessione del prestito [ora tasso ufficiale di riferimento al termine di ciascun anno] e quelli effettivamente praticati, è materialmente “erogato” dalla banca che è tenuta a comunicare il valore, ma l'obbligo di effettuare la ritenuta tenendo conto anche di questo valore incombe sul datore di lavoro, che è tenuto ad acquisirne l'importo 3.

Se il dipendente che ha ottenuto il prestito si dimettesse per pensionamento si dovrebbe istituire un meccanismo analogo di comunicazioni con l’ente pensionistico.

Come si vede si tratta di un meccanismo molto complesso che il datore di lavoro deve valutare bene prima di utilizzare un ente terzo per l’erogazione del prestito.

La risoluzione prevede una procedura di comunicazione analoga nel caso, a nostro avviso molto teorico, di distacco del dipendente presso un altro datore di lavoro con pagamento della retribuzione in parte dal datore di lavoro distaccante e in parte dal datore di lavoro presso cui è stato distaccato il dipendente.

Il comma 4 si applica a tutte le forme di finanziamento comunque erogate dal datore di lavoro, indipendentemente dalla loro durata e dalla valuta utilizzata, compresi i finanziamenti concessi da terzi con i quali il datore di lavoro abbia stipulato accordi o convenzioni, anche in assenza di oneri specifici da parte di quest'ultimo.

È anche specificato che non rilevano eventuali modifiche successive alla concessione del finanziamento al dipendente relative alla cessazione del rapporto di lavoro, come ad esempio nel caso del pensionato, o del soggetto che risulta creditore al momento della scadenza delle rate, come nel caso ad esempio di fusioni tra banche o di crediti ceduti per effetto di operazioni di cartolarizzazione … non venendo meno la relazione tra la concessione del finanziamento e il rapporto di lavoro dipendente.

Riteniamo che i prestiti aziendali, in genere, siano concessi con la condizione dell’estinzione in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

Per determinare il compenso in natura derivante dai prestiti erogati ai lavoratori occorre effettuare il confronto tra gli interessi calcolati al Tur vigente al termine di ciascun anno e quelli calcolati al tasso effettivamente applicato sul prestito.

Il momento di imputazione del compenso in natura e di applicazione della ritenuta alla fonte è quello del pagamento delle singole rate del prestito come stabilite dal relativo piano di ammortamento.

La ritenuta fiscale deve essere operata sull'ammontare complessivo di tutte le somme e i valori corrisposti in ciascun periodo di paga tenendo conto del Tur vigente alla fine del periodo d'imposta precedente, salvo effettuare il conguaglio di fine anno tenendo conto del Tur vigente al termine del periodo d'imposta.

Anche nel caso in cui il mutuo (o il finanziamento) sia intestato ad un familiare o cointestato con un familiare (ad esempio il coniuge) il calcolo deve essere effettuato sulla base dell'intera “quota interessi”4.

In caso di mutuo cointestato con un soggetto diverso da quelli espressamente indicati nell’articolo 12 del Tuir, il calcolo deve esser effettuato sulla base della sola “quota interessi” imputabile al dipendente che ha sottoscritto il finanziamento.

Nel caso in cui la ritenuta da operare sui valori relativi ai compensi in natura non trovi capienza, in tutto o in parte nelle retribuzioni in denaro, il sostituto è tenuto comunque a versare le ritenute all'erario nei termini ordinariamente previsti, anche se il sostituito non ha ancora provveduto a corrispondergli tali somme (cosa che quest’ultimo è comunque tenuto a fare). Tale previsione si applica tanto in presenza di contestuali pagamenti in denaro quanto in assenza dei predetti pagamenti in denaro (cfr. articolo 23 comma 1 Dpr n. 600/1973, circolare ministeriale n. 326/1997).

Ricordiamo infine che, in virtù dell’unificazione delle basi fiscali e previdenziali, le indicazioni contenute sopra valgono anche per la determinazione dell’imponibile previdenziale.

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Con riferimento specifico alla concessione di prestiti, l'articolo 51, comma 4, lettera b), del Tuir prevede che, ai fini della quantificazione del reddito in natura, «si assume il 50 per cento della differenza tra l'importo degli interessi calcolato al tasso ufficiale di sconto [ndr. ora Tasso Ufficiale di Riferimento] vigente al termine di ciascun anno e l'importo degli interessi calcolato al tasso applicato sugli stessi».

Il datore di lavoro in qualità di sostituto d'imposta deve effettuare le ritenute a titolo di acconto con riferimento a “tutte” le somme e i valori che il lavoratore dipendente percepisce in “relazione” al rapporto di lavoro intrattenuto con lo stesso, anche se talune delle suddette somme o valori sono corrisposti da soggetti terzi per effetto di un qualunque collegamento esistente con quest'ultimo (ad esempio, un accordo o convenzione stipulata dal sostituto d'imposta con il soggetto terzo).

3 La risoluzione contiene anche un esempio. Pertanto, a titolo meramente esemplificativo, rientrano nell'ambito di questa previsione, i prestiti concessi sotto forma di scoperto di conto corrente, di mutuo ipotecario e di cessione dello stipendio, mentre ne restano esclusi le dilazioni di pagamento previste per beni ceduti o servizi prestati dal datore di lavoro o dal soggetto a questi collegato.

4 Ricordiamo infatti che, ai sensi dell'articolo 51 comma 3 del Tuir, rientrano nella nozione di reddito di lavoro dipendente anche i beni ceduti e i servizi prestati al coniuge del lavoratore (o del pensionato) o ai familiari indicati nell'articolo 12 del Tuir anche se non fiscalmente a carico.



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